Lo desideravo da molti anni e finalmente, approfittando di un viaggio organizzato dalla nostra Diocesi, è arrivato il momento di recarmi in Africa.

Il nostro aereo atterra di notte, alle ore 2 e 30 di giovedì 21 gennaio, all’aeroporto di BISSAU, capitale della GUINEA BISSAU, ad ovest dell’ Africa equatoriale, dove ci accolgono con gioia Monsignor Pedro Zilli, suor Paola, padre Abramo ed altri amici africani.
Dopo circa due ore di fuoristrada attraverso la foresta tropicale, siamo finalmente alla Diocesi di BAFATA’ e sono da poco passate le 5 del mattino quando, mentre mi metto a letto, sento dalla finestra aperta della mia camera (qui è caldo come da noi in luglio) il primo canto della preghiera “fajr”dei vicini musulmani: questa preghiera dura dall’alba fino al sorgere del sole e nei giorni seguenti sarà la mia sveglia mattutina; ma sono molto stanco e mi addormento subito.

Il mio riposo viene interrotto dopo poche ore dalle voci di tanti ragazzi. Non sono venuto in Africa per dormire!... mi vesto quindi velocemente ed esco subito per non perdermi l’inizio delle lezioni nelle modeste aule della missione.

Arrivano ragazze e ragazzi vestiti in jeans e maglietta, pulitissimi.

Le pettinature delle ragazze sono uno spettacolo di precisione dell’arte parrucchiera; ma quello che più mi attrae di questi giovani sono i loro occhi grandi e vivaci ed i loro spontanei ed ampi sorrisi.
Fanno a gara a posare per le mie fotografie e ridono divertiti quando mostro i loro ritratti nel display della mia fotocamera.

Presso l’ingresso della missione sosta un gruppo di donne e bambini con i loro banchetti ed i vassoi pieni di frutta, cajoù (una specie di nocciole), arachidi e bevande a base di frutta, in attesa di venderle ai pochi passanti ed agli studenti.

La “città” di Bafatà, a qualche centinaio di metri dalla sede della Diocesi,  è un accumulo disordinato di costruzioni fatiscenti, baracche e capanne davanti alle quali vi sono veicoli in disuso e rifiuti di ogni genere. Lungo le sue strade sterrate di color rossiccio bambini sporchi e scalzi, gente che si sposta a piedi continuamente, animali domestici che vagano liberamente, avvoltoi e cinghiali che (per fortuna che ci sono loro!) fanno da operatori ecologici ….

Da Bafatà, per raggiungere BAMBADINCA , altro grosso centro abitato della regione, lungo l’unica strada asfaltata siamo tra i pochi a muoverci in auto. 
C’è gente che cammina a bordo strada in entrambe le direzioni di marcia, con contenitori di ogni genere in testa. Donne, uomini e bambini in marcia dalle prime luci dell’alba, per tutto il giorno e spesso anche di notte, per svariati motivi: per recarsi a scuola o al lavoro nei campi, per approvvigionarsi di acqua al pozzo più “vicino” o per portare al villaggio più prossimo i loro prodotti agricoli o qualche pollo vivo da vendere o barattare con altri prodotti.

A Bambadinca due anni fa fu inaugurato il LICEO “PADRE ANTONIO GRILLO”, in omaggio al missionario acheruntino che ha dedicato oltre 40 anni della sua vita alla gente di quel luogo.

I missionari e le suore del luogo ci attendono e ci hanno riservato una speciale accoglienza: uno striscione di benvenuto, gli anziani a stringerci la mano, due file interminabili di ragazzi a far da corteo, la “banda” del paese composta da … tre suonatori di tam-tam ed un fischietto, al suono della quale si scatena per la strada una danza coinvolgente alla quale tutti partecipano con grande gioia ed entusiasmo.

Nei pressi del liceo, una realtà ormai ben avviata che conta la presenza di tantissimi giovani, sistematisi tutti i presenti a cerchio all’ombra di due giganteschi alberi di cajoù, un gruppo di studenti in costumi tribali si esibisce in uno spettacolo bellissimo di danze e recite, tra gli applausi di tutti.

Sono letteralmente rapito dai volti di questa gente, dai loro occhi dolcissimi, dalla loro cordialità e semplicità, dai loro lineamenti bellissimi, dal loro contegno e dal loro portamento elegante, abituati come sono, fin da bambini, a camminare portando oggetti sul capo: la mia fotocamera non ha mai immagazzinato tante immagini tutte insieme!...

Il pranzo, preparato sul fuoco all’aperto in enormi pentole dalle donne africane, alcune delle quali cucinano tenendo sulla schiena il proprio bimbo avvolto in un caratteristico telo, si presenta invitante e gradevole per me che amo scoprire tutte le tradizioni, comprese quelle culinarie, dei luoghi che visito; ma noto che anche gli altri miei compagni di viaggio sono soddisfatti …

In questa regione dell’ Africa l’alimento base è il riso bollito, sul quale poi si posano i sapori degli intingoli di carne di pollo, di capra, di mucca o di maiale e le verdure o le frittelle di mandioca (una radice di consistenza simile alle nostre patate).
Gustosissima la frutta locale di stagione: le piccole banane, la papaia, il mango  ed una specie di arancia che somiglia al pompelmo.

Scarseggia l’acqua potabile, per cui le bevande consumate sono soprattutto i succhi di frutta: per fortuna che qui madre natura – da quello che ci dicono i missionari – è molto generosa, in quanto la foresta tropicale produce continuamente ed a rotazione frutti diversi.

All’indomani ci ospitano le suore missionarie di Bambadinca, che operano sul territorio in collaborazione con i missionari della Diocesi di Bafatà, per farci vedere la loro bella realtà: un piccolo oratorio brulicante di bambini e ragazzi in locali adiacenti il Liceo.
I bimbi sono affettuosissimi con noi e facciamo subito amicizia. Le ragazze del nostro gruppo insegnano loro alcuni canti in italiano che apprendono con una facilità incredibile: d’altronde la loro lingua madre è il portoghese, che non è molto diversa dall’ italiano ….

Una dolcissima bimba di circa nove anni mi fa “il filo”... dice di chiamarsi Michela e  che frequenta la quarta classe. Diventiamo subito amici; tanto che mi sorprende con un gesto bellissimo: si toglie la sua collanina e l’allaccia al mio collo.  “In segno di consolidata amicizia e come augurio di buona salute”, mi spiega poi la missionaria suor Paula mentre mi riferisce che Michela vive in una famiglia poverissima di ben 15 figli, che il papà ha tre mogli e fa il meccanico ma che figurati se lì è un lavoro che rende !...                  

Aggiunge suor Paola che c’è tanto bisogno di aiuti economici per poter far crescere sani i bambini e per mandarli a scuola e che le adozioni a distanza possono essere una buona soluzione al problema.

Ancora oggi che scrivo non sono riuscito a togliermi dal collo quella collanina “senza valore”  né dalla mente e dal cuore gli occhi dolci ed intelligenti di quella povera bambina …

(segue...)