Petrolio a Spinazzola col «sì» del sindaco comitato in piazza
CAMPO PROFUGHI PALAZZO SG, MANIERI (IDV): SOLDI SPESI MALE
I braccianti stranieri in basilicata: quali diritti?
Boniver a Palazzo San Gervasio
«Non sarà una nuova Rosarno»
 

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Vi prego, non derubatemi più.
Calpestarono allora il baco dei miei sorrisi
e morirono mille farfalle ,
dipinsero di grigio e di grigio soltanto le pareti della mia stanza,
che dimenticai i colori e i sapori e le forme e gli spessori,
e il mio mondo, tutto lo rubarono
lasciandomi un angolo senza finestre
e mi rubarono così anche il sole,
mi lasciarono solo il vestito disegnato da loro
nell’idea assurda che li assomigliassi.
Fecero del mio cuore il magazzino gratuito dei loro orrori
e sfrattarono anche il mio più flebile anelito.
Presero in ostaggio l’amore del mondo
perché pensassi di esser sola
e così mi rubarono l’urlo che nessuno poteva ascoltare.
Cosparsero di petrolio i confini della baracca dell’anima mia
e rubarono così i miei passi, e i miei gesti e bruciarono le mie armi.
E come il più crudele dei soldati saccheggiarono le mie tasche e il mio orgoglio
che la guerra può finire solo con la resa, la mia.
Non rubatemi anche il tempo che ancora non ho perso
con un silenzio che dimezza i respiri e raddoppia il dolore!
Non tacete, non ingannatevi con pensieri e parole,
non rubatemi l’intelligenza!

Liberatore Angela.

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Petrolio a Spinazzola col «sì» del sindaco comitato in piazza Stampa E-mail
Scritto da Amministratore   
Sabato 24 Luglio 2010 14:56
SPINAZZOLA - Unica necessità: informare. Spiegare ai cittadini di Spinazzola cosa significa ricerca e perforazione del petrolio sul proprio territorio. Rischi e impatto ambientale, quelli sulla salute e gli eventuali presupposti di beneficio rappresentati dalla royaltys. 

Spinazzola è una delle quindici città interessate dalla richiesta avanzata da una società texana la «Aleanna Resources LLC», tredici in Basilicata e due in Puglia, che coinvolge un territorio di 561 chilometri quadrati. Il sindaco Carlo Scelzi è l’unico ad aver dichiarato che «non ostacolerà la ricerca». Per questo il comitato spontaneo dei cittadini “No all’Italia petrolizzata” ha organizzato un convegno dal titolo: «Cui prodest? (a chi giova?) – Petrolio ricerca e trivellazione progetto Palazzo San Gervasio». L’appuntamento è alle 19,30, in piazza San Sebastiano, e potrà essere seguito in diretta Streaming su: www.ilgrillaio.blogspot.com.

Interverranno: Maria Rita D’Orsogna (fisico, docente Dipartimento di Matematica California State University – Northridge, Los Angeles). Carlo Vulpio (giornalista del Corriere della Sera, autore del libro “Roba Nostra” e “La Città delle Nuvole”), Michele Di Lorenzo (vice presidente dell’Ente Parco Nazionale dell’Alta Murgia).
 
CAMPO PROFUGHI PALAZZO SG, MANIERI (IDV): SOLDI SPESI MALE Stampa E-mail
Scritto da Amministratore   
Mercoledì 21 Luglio 2010 06:32
"La situazione di Palazzo San Gervasio è davvero seria. Su sollecitazione dei nostri referenti locali siamo andati a verificare la reale entità del problema, che ci è apparso così grave da non poter essere sottaciuto. Il 'campo profughi' non mostra segni tangibili degli interventi riconducibili ai circa 800.000 euro spesi nel corso dell’ultimo decennio: sembra che quei soldi non siano stati proprio investiti in quel sito o, perlomeno, non abbiamo lasciato alcuna traccia”. Lo dice Sergio Manieri, Coordinatore Provinciale dell'Italia dei Valori di Potenza, il quale aggiunge “L’esperienza degli anni passati ci dice che a Palazzo arriveranno almeno un migliaio di extracomunitari e questo, a fronte di una popolazione di circa 5.000 abitanti (inclusi anziani, donne e bambini), rappresenta di per sé un problema di ordine pubblico. Inoltre, il sito destinato ad accogliere gli extracomunitari non offre alcuna garanzia delle più elementari norme igieniche. Vi è quindi un grave problema igienico-sanitario che incombe come un’autentica polveriera. Infine, gli imprenditori agricoli del settore, veri beneficiari di tutti gli sforzi fin qui profusi, sono assenti in questa vicenda o si defilano, mentre farebbero bene a far sentire la loro presenza, anche sotto forma di proposte ed iniziative. Insomma, c’è bisogno non di uno sterile braccio di ferro, ma di uno sforzo congiunto di enti locali, Regione e imprenditori agricoli per governare l'ormai cronica emergenza di Palazzo San Gervasio. La situazione da noi verificata non è degna di un paese civile, ha l’aggravante di essere stata consentita per troppi anni e, a nostro avviso, se non risolta rapidamente non può consentire l’accoglienza degli extracomunitari. Ad ogni modo, già dal prossimo anno - conclude Manieri - sic stantibus rebus, noi dell’Italia dei valori ci faremo promotori di una opposizione senza riserve all'arrivo di operai stagionali: soluzioni alternative, praticabili e civili, alla raccolta dei pomodori ve ne sono da vendere”.
 
I braccianti stranieri in basilicata: quali diritti? Stampa E-mail
Scritto da Vito Coppola   
Lunedì 19 Luglio 2010 13:15
Per discutere collettivamente della situazione di vita e lavoro dei e con i migranti in Basilicata

Incontro Pubblico 24 Luglio ore 17:00

Aula Magna dell’Istituto E. Battaglini (Ragioneria)

Venosa

icon Locandina:I braccianti stranieri in basilicata: quali diritti? (726.8 kB)
icon Volantino:I braccianti stranieri in basilicata: quali diritti? (64.95 kB)

 
Boniver a Palazzo San Gervasio Stampa E-mail
Scritto da Angela Lamanna - www.palazzosangervasio.net   
Lunedì 19 Luglio 2010 13:09
Il comune bradanico si è trovato  per un giorno, lo scorso 15 luglio, al centro dell’attenzione internazionale, circa la  questione immigrati, con  l’arrivo del Comitato parlamentare per l’attuazione del Trattato di Schengen, con l’arrivo del presidente, l’on. Margherita Boniver, il vice presidente on.  Ivano Strizzolo ed il sen. Vincenzo Taddei.  Un incontro che Palazzo S.G. si è guadagnato per gli undici anni di ospitalità resi a cittadini comunitari ed extracomunitari che puntualmente e ciclicamente agli inizi di agosto arrivano e stanziano a Palazzo S.G. per la raccolta del pomodoro tardivo.  La scelta del comune bradanico, da parte dei migranti, nasce dalla posizione strategica in cui si trova. Spartiacque tra  Puglia e Campania, mete ambite dai braccianti di ogni dove, che seguendo i cicli dell’agricoltura. Le difficoltà di accoglienza degli oltre 1500 lavoratori, nascono proprio dalla ciclicità dell’evento, ciclicità che non consente un organizzazione stabile ed adeguata.  I problemi sono acuiti da irregolarità contrattuale, promiscuità di etnie e la mancanza di fondi. All’incontro con il comitato di Schengen erano presenti i più alti gradi delle forze dell’ordine,  Il Prefetto,  l’ispettorato del  lavoro ed i rappresentanti regionali e provinciali, oltre, naturalmente al sindaco Federico Pagano ed all’amministrazione comunale. Tutti hanno concorso a palesare, al presidente Boniver, la realtà variegata del fenomeno migranti,  oltre a manifestare l’impegno a collaborare al fine di alleviare una situazione che anche quest’anno darà serie preoccupazioni.  Durante i lavori  si creava una aspra polemica tra l’assessore alla Sanità Attilio Martorano,  il presidente della Commissione Immigrazione Pietro Simonetti ed il sindaco Federico Pagano. Una polemica che rappresenta l’epilogo di una lunga trattativa tra la regione Basilicata e Palazzo S.G. per meglio affrontare l’emergenza accoglienza.“A tal proposito – spiegava Pagano- si prevedeva   l'assegnazione all'Ambito territoriale Vulture Alto Bradano di 190 mila euro   per assicurare l'ospitalità a circa 60 lavoratori stagionali, e ad adeguare il Centro di accoglienza di Contrada Piani. Successivamente la regione ha imposto una serie di adempimenti, che visti i tempi non è possibile ottemperare, pertanto la Regione se crede nomini un commissario ad acta.” Una querelle che è ha un po’ turbato il comitato e tutti gli intervenuti, ma che forse ha dato la giusta visione della scottante realtà e forse ha inciso maggiormente sull’impegno preso dai rappresentanti del comitato Schengen, a riportare la situazione sui tavoli nazionali. Molti dei presenti, sbigottiti, durante l’intervento di Simonetti, che chiedeva maggiore controllo del territorio, da parte degli organi preposti, si chiedevano se fosse lo stesso Simonetti che inveì contro le forze dell’ordine che anni fa avevano osato irrompere nel campo per verificare i documenti e la regolarità degli immigrati, o che tacciava in malo modo l’intervento dei Carabinieri a seguito di una rissa tra extracomunitari, finita con accoltellamento. Palazzo S.G. non è Rosarno, non vi è mafia, non vi è intolleranza, l’equazione è solo l’ultima trovata pubblicitaria per scaricare responsabilità di un continuo stato di emergenza, creato solo dalla politica dello struzzo. Tutti gli anni arrivano i migranti: tutti gli anni è emergenza e polemica.
 
«Non sarà una nuova Rosarno» Stampa E-mail
Scritto da Giovanni Rosa - ilquotidianoweb.it   
Venerdì 16 Luglio 2010 12:52
Visita della commissione parlamenta presieduta dalla Boniver. Scontro tra il sindaco Pagano e l'assessore Martorano
«Palazzo non vuole diventare un'altra Rosarno». Ha usato questo slogan la Presidente della commissione Schengen - Europol - Immigrazione Margherita Boniver per riunire tutte le anime che nella giornata di ieri si sono succedute durante l'incontro nel municipio. «Non abbiamo soluzioni pronte da offrire - ha aggiunto - La questione è complessa. E' ovvio che il Comune non può fare tutto da solo. Ci deve essere la buona volontà di tutti in particolare degli imprenditori che devono fare la propria parte». Il vice presidente della commissione, Ivano Strizzolo, pur condividendo il pensiero della Boniver ha parlato senza mezzi termini di «situazione preoccupante».
«Faremo - ha aggiunto - le valutazioni del caso nel limite delle competenze in mano a questa commissione, per dare un valido aiuto alle istituzioni e alle forze dell'ordine. E' il segnale che il Parlamento vuole dare attenzione a un territorio come quello lucano». Vincenzo Taddei, membro della commissione che ha fortemente voluto la visita, ha parlato dell'incontro come di «un punto importante» anche se non sono mancate critiche alla Regione perchè «c'è bisogno di una linea politica precisa, coinvolgendo anche le regioni vicine come la Puglia in una concertazione che dia risposte definitive al problema». Taddei vede, nel progetto di “Campo di ammassamento” gestito dalla protezione civile, una soluzione al problema.
«Ci vogliono 1.800.000 euro. 1.000.000 sono stati già stanziati - ha detto - il resto dovrebbe farsene carico la Regione».

Lo scontro tra Pagano e Martorano

E' STATA una mattinata piuttosto movimentata quella di ieri. Lo scontro istituzionale - che si è consumato sotto gli occhi della commissione parlamentere - tra il sindaco di Palazzo San Gervasio, Federico Pagano e l'assessore regionale alla Sanità, Attilio Martorano, dà il senso di “impreparazione” di tutta la macchina dell'accoglienza alla vigilia della campagna del pomodoro.
Non che non se ne sia discusso nei mesi scorsi, ma la sensazione avuta durante l'incontro di ieri mattina verte proprio in questa direzione.
Tutti i significativi passi fatti nelle settimane scorse sono stati vanificati nelle ultime ore.
Al centro della singolar tenzone, «l'impossibilità - lo ha detto il primo cittadino - di poter accogliere le osservazioni della Regione».
Al Comune, in poche parole, non piace la struttura della delibera regionale che prevede «la massima trasparenza - lo ha invece ribadito l'assessore regionale - nelle procedure di gestione». Il sindaco per nulla intimidito della presenza della commissione presieduta dalla Boniver, ha replicato: «Allora gestitevelo voi. Il campo io non lo apro». E Martorano, candidamente ha aggiunto: «Se questa è la situazione nominiamo un commissario ad acta». Una soluzione che in un primo momento ha convinto tutti. Salvo poi un passo indietro del sindaco. «Domani mattina (questa mattina per chi legge ndr) scriverò alla Regione per comunicare l'impossibilità dell'amministrazione di poter gestire il campo di accoglienza». A margine dell'incontro ha rincarato la dose. «Apro il campo - ha detto - se questo commissario mi darà ampie garanzie». Ha poi aggiunto con tono molto duro: «nessuno può venire nel mio comune e fare il padrone». Che il campo debba aprire, dunque, non è ancora certo come è certo che una soluzione è lungi dall'essere stata trovata. Se a questo si aggiunge il fatto che mancano una quindicina di giorni prima dell'arrivo degli extracomunitaria, «la situazione -sono state le parole del vice presidente della commissione di Schengen, Ivano Strizzolo - è drammatica». Ad alimentare ulteriori polemiche ci ha pensato poi Pietro Simonetti. Il presidente regionale della Commissione immigrati, senza peli sulla lingua, ha parlato dei lavoratori stagionali come di «un bancomat per i caporali» descrivendo uno scenario non poco lusinghiero della vita all'interno del campo di accoglienza: scontri tra etnie, episodi di violenza e una generale anarchia. Peccato che la descrizione abbia creato non pochi imbarazzi all'interno delle forze dell'ordine e soprattutto abbia fatto da contraltare - in alcuni punti - alla situazione descritta poco prima dal prefetto. Il Questore di Potenza, Romolo Panico, piuttosto stizzito dalle parole di Simonetti, ha sussurrato nel marasma generale che si era creato: «Se ha le prove di quello che dice ce le deve portare». Nel corso della giornata si sono succeduti vari interventi, anche polemici. La Caritas diocesana rappresentata dal direttore don Nicola Moles e Luciana Forlino si è messa a disposizione per gestire il campo attraverso un comodato d'uso gratuito. «Una domanda poi vorrei fare a chi negli ultimi anni ha gestito la struttura - ha detto la collaboratrice dell'ufficio diocesana - dove sono finiti i soldi stanziati della Regione?». Hanno poi parlato i sindacati e le associazioni. Mancavano all'appello i rappresentanti degli imprenditori. Alla fine della giornata la sensazione che rimane è quella di uno scontro che, salvo capovolgimenti dell'ultima ora, si protrarrà ancora per qualche tempo. Rimane in piedi la soluzione del commissario, anche se il tempo a disposizione per il suo operato sembra davvero poco.

Fonte:ilquotidianoweb.it


 
«E' rischio Rosarno nel centro immigrati di Palazzo San Gervasio» Stampa E-mail
Scritto da Antonio Scardinale - www.palazzosangervasio.net   
Giovedì 15 Luglio 2010 21:25
PALAZZO S.GERVASIO (POTENZA) – C'è un nome che dalle parti di Palazzo San Gervasio, in Lucania, vogliono tenere lontano: è quello di Rosarno. Ma l’ombra che il nome di questa località evoca è insistente. A Palazzo, ogni anno, tra agosto e settembre arrivano centinaia di immigrati, attirati in questo lembo di Sud tra Lucania e Gargano dai pomodori maturi, pronti per la raccolta. E dal 1999 ad accoglierli trovano un capannone, una piccola palazzina e 15mila metri quadri di terreno con una tensostruttura. Un complesso che doveva ospitare un centro fieristico e si è trasformato invece in un rifugio di fortuna, dove, con una capienza massima di 250 persone, se ne ritrovano stipate 600, 1.000, nelle fasi di punta anche 1.400. In quest’area convergono anche tanti lavoratori impegnati nei campi pugliesi. Sono uomini che vengono dal Marocco, dall’Ucraina, e poi Tunisia, Cina, Moldavia. Passano di qui prima di andare a raccogliere le arance in Calabria e in Sicilia. Nelle maglie di questo meccanismo trovano spazio tanto lavoro nero e la piaga del caporalato, italiano e straniero. Il Comitato Schengen ha deciso di accendere un faro su questa situazione e oggi è andato in missione sul posto. Perché «bisogna evitare una nuova Rosarno», ha detto la presidente Margherita Boniver. Con lei c'erano il vice presidente, Ivano Strizzolo (Pd) e Vincenzo Taddei (Pdl), deputato lucano, anch’egli membro del Comitato, che chiede anche alla Regione Puglia di prendersi le proprie responsabilità. «Qui non c'è un problema di ordine pubblico», hanno sottolineato tanto il prefetto, Luigi Riccio, quanto il questore, Romolo Panico. In effetti, non ci sono attriti tra la popolazione e i lavoratori stagionali. Ma è anche vero, come ricordano le stesse forze dell’ordine, che lo scorso settembre tre immigrati sono rimasti feriti, accoltellati in una rissa tra etnie scoppiata nel campo. Un campanello d’allarme che allora non ha fatto rumore. I fatti di Rosarno, con il cittadino del Togo ferito e le violente manifestazioni che seguirono, non erano ancora accaduti. Ora quell'ombra pesa. A Palazzo la situazione è diversa, il centro non è contiguo al paese. Ma è comunque esplosiva: i servizi sanitari sono del tutto insufficienti, gli immigrati si ritrovano a dormire in tende e all’aperto. C'è chi togli i rubinetti ai lavandini e vende l'acqua. «E' una situazione limite», sintetizza il questore, preoccupato soprattutto per il rischio incendi. Tra due settimane, quindi, se il centro aprirà, sarà di nuovo emergenza. Un’emergenza che si ripete da 11 anni. Per ora infatti, il campo è chiuso. Lo ha disposto il sindaco, Federico Pagano. Ma ora, con gli immigrati che stanno arrivando e senza un’alternativa, dice che lo riaprirà e nel contempo, ritenendo impossibili da rispettare le disposizioni arrivate dalla Regione per gestire l’area, si dichiara pronto a lasciare spazio a un commissario ad acta. Dalla Regione, in questi anni, sono arrivati anche circa 800 milioni. Centellinati anno per anno, lamenta però il primo cittadino, così da rendere impossibile un intervento risolutivo. È il rimpallo delle responsabilità. La Caritas e le associazioni di volontariato si chiedono che fine abbiano fatto quei soldi e nel contempo hanno dato la loro disponibilità a gestire in comodato d’uso gratuito l’area. Ma per ora senza risposta. C'è poi un’altra parte in causa, centrale: le imprese agricole, che «dovrebbero fare la loro parte, anche attraverso le organizzazioni di categoria», ha sottolineato Strizzolo. Ma oggi gli enti del mondo agricolo, pure invitati dal Comitato, praticamente non si sono viste.

Fonte: La gazzetta del Mezzogiorno
 
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