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Castello marchesale interventi a singhiozzo e lavoratori licenziati |
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Scritto da FRANCO DE FLORIO
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Domenica 07 Febbraio 2010 22:32 |
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PALAZZO SAN GERVASIO. Interventi a singhiozzo e lavoratori licenziati. I lavori di restauro del palazzo marchesale procedono a ritmo ridotto e la metà degli addetti è stata licenziata. Attualmente lavorano solo due manovali ed una maestranza, col rischio concreto che anche questi vengano licenziati, sembra per mancanza di fondi. Da notizie apprese da fonti vicine al Comune ciò è dovuto ad una richiesta di variante del progetto inviata alla regione Basilicata proprietaria del manufatto. Intanto i tempi per la realizzazione del restauro si allungano. Intanto dopo due anni di querelle si apprende che nei giorni scorsi il geometra comunale andato in pensione alcuni mesi orsono ha rinunciato all’inca - rico a completare la direzione dei lavori di ristrutturazione del castello Marchesale e della urbanizzazione del Pip dopo il collocamento a riposo per raggiunti limiti di età. Incarico che gli era stato confermato nonostante la messa a riposo. Responsabile del settore Tecnico è stato nominato l’arch. Carlo Di Vito nuovo responsabile dell'ufficio tec nico del comune. La vicenda a suo tempo vide diverse prese di posizione sia a livello regionale che a livello comunale. Vi fu una interrogazione da parte dell’assessore regionale alle attività Produttive, ancora senza risposta. Il gruppo di Alleanza Nazionale ,facente parte della maggioranza, chiese al segretario comunale chiarimenti su alcuni punti controversi, mentre Rifondazione Comunista prese posizione al riguardo con il capo gruppo di Chio che affermò « faremo una interpellanza presso la soprintendenza ai beni culturali per sapere come mai la direzione dei lavori è stata affidata al geometra che funge da controllore e controllato». Il geometra comunale responsabilmente e con la professionalità dimostrata in quaranta anni al servizio del Comune di Palazzo San Gervasio si è dimesso da tutti gli incarichi che gli erano stati affidati mettendo la parola fine ad una diatriba che aveva diviso l’opinione pubblica. Un ulteriore schiaffo ad una giunta comunale che ancora una volta non ha saputo gestire al meglio una situazione che meritava maggiore attenzione.
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno
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Terminate le prime prove di corsa campestre Cross promozione assoluta |
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Scritto da Gabriele Elia
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Sabato 06 Febbraio 2010 15:00 |
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POLICORO – La prima prova della corsa campestre Cross promozionale assoluta è terminata nei giorni scorsi e organizzata da Luigi Cappucci, presidente dell’associazione podistica dilettantistica amatori, il quale ogni anno di questi periodi raduna appassionati di corsa su strada per delle gare riconosciute dalla Federazione italiana atletica leggera e rientranti nel calendario regionale invernale 2010. Per quanto riguarda il mese di gennaio, le prime prove si sono disputate il 24 presso il “Parco della Cicogna” ed ha visto trionfare nelle varie categorie questi maratoneti: Luca Placanico (Atletico Lauria); Savino Di Muro (Atletico Palazzo S. Gervasio); Alessia D’Oppido (stesso team di Di Muro); Nicola Figundio (At. Correre Pollino); Lucia Mitidieri (Gruppo sportivo Acis Lagonegro); Miriana Griesi (At. Palazzo); Issam Zaid (Polisportiva Scotellaro Matera); Francesco Mileo (Club Atletico Lauria); Matteo Viggiano (G.S. Avis Lagonegro); Paolo Potenza (Pol. Scotellaro Matera); Saumyia Labani (G.S. Matera); Patrizia Capozza (G.S. Due Sassi Matera) e Anna Camardo (G.S. Avis Lagonegro). Questi i vincitori della maratona regionale che sarà ripetuta sempre a Policoro e sempre nel “Parco della Cicogna” il 28 febbraio. La data iniziale era il 14 ma poi per problemi organizzativi è slittata a fine mese. “Sono abbastanza soddisfatto dell’esito di questo primo turno di gare dove non sono mancati gli iscritti di tutta la regione, e tra le varie associazioni sportive c’erano anche stranieri che si sono ben comportati”, osserva Luigi Cappucci. “Oggi più che mai c’è voglia di sport e di atletica per vincere la monotonia della vita quotidiana o semplicemente per “scaricare” tensioni accumulate durante la giornata. Me le gare organizzate dalla mia associazione oltre che una valenza agonistica, poiché riconosciute dalla federazione, in qualche caso anticipano anche maratone dal respiro nazionale dopo le selezioni regionali, dando così la possibilità ai corridori più bravi di mettersi in mostra in vetrine extralucane portandosi a casa trofei prestigiosi. Però lo spirito delle mie maratone è quello di esaltare il territorio e le sue peculiarità. Non a caso scelgo ogni anno il parco antistante il Municipio, chiamato appunto della “Cicogna”, perché tempo fa a Policoro veniva piantato un albero per ogni bambino/a nato riportando così d’attualità una bella tradizione che si è persa negli anni. Però ora il mio auspicio è quello di piantare, metaforicamente, un albero per ogni maratoneta della mia associazione che si distinguerà in competizioni sportive di atletica”.
Gabriele Elia
(fonte il Quotidiano della Basilicata) |
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(ACR) IMMIGRATI, IL CASO DI PALAZZO SAN GERVASIO |
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Scritto da Amministratore
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Sabato 06 Febbraio 2010 14:57 |
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“Mi chiamo Lamin. Provengo dalla Costa d'Avorio. Per arrivare in Italia, a febbraio 2008, sono passato dal Ghana, dalla Turchia e dalla Grecia. Ho dormito nella stazione di Vicenza e sono partito alla volta del Sud. Quando sono arrivato a Palazzo San Gervasio mi sono trovato davvero bene. Non capivo molto la lingua. Penso che l'immigrazione sia da una parte bella, ma dall’altra crudele. Noi oggi siamo come voi eravate 40 di anni fa. Quando veniamo qui, nel periodo della raccolta dei pomodori, ci vengono riconosciuti 3 euro e 50 a cassone. Di questa somma, un po' la devi dare a chi ti ha mandato a lavoro o ti ha accompagnato. Nei campi di raccolta sei senza acqua, anche perché siamo in tanti. E i problemi nascono quando in una struttura che può ospitare 250 persone se ne presentano 700. Giù al campo di accoglienza lo scorso anno ad agosto e fino a ottobre c'erano circa 215 posti letto che ovviamente non erano sufficienti per tutti. Il paradosso è che il lavoro che facciamo qui in Italia in Africa non lo facciamo. La maggior parte di noi, tornando in Africa, non dirà mai quale lavoro abbiamo fatto in Italia... Anche noi rifiutiamo il lavoro che voi, altrettanto, rifiutate qui. Noi spendiamo per arrivare in Italia circa 7/8 mila euro. Siamo costretti per ripagare quel debito contratto anche a vendere le nostre case, i nostri beni più cari. Sei costretto a fare qualsiasi lavoro ti venga proposto. Ecco perché c'è anche gente che è costretta a rubare (non la giustifico, ma posso capire perché lo fanno). Quanti soldi devi guadagnare per ritornare con qualcosa in Africa?”.
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Quei tesori nascosti |
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Scritto da Amministratore
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Mercoledì 03 Febbraio 2010 07:31 |
A Palazzo San Gervasio c'è ancora chi non ha il coraggio di fare il nome di Antonio Sciarra pubblicamente; c'è chi pensa che tutto sommato si sia esagerati sul suo conto; e c'è chi fa finta di non sapere che almeno tre immobili erano i suoi prima ancora che venissero confiscati perché risultati frutto della sua attività usuraia. O forse qualcuno lo sa: forse lo sanno quelle mani ignote che da un po' di tempo si stanno rendendo protagoniste di atti vandalici all'interno di una di quelle strutture, quella che oggi è gestita dall'associazione Amica e che è diventato un importante punto di riferimento a Palazzo.
Ed invece stando all'autorità giudiziaria da oggi di questo signore sappiamo una cosa in più: che il patrimonio ricavato in modo illecito sulla pelle di tanta gente è molto più vasto di quei soli tre immobili di Palazzo San Gervasio. L'operazione di sequestro realizzata dallo SCO di Potenza su provvedimento della Procura di Melfi, getta luce su una ricchezza nascosta che è pari ad almeno 2.000.000 di euro che Sciarra aveva intestato a suoi familiari tra Venosa e Genzano di Lucania oltre che a Palazzo San Gervasio.
Ci si chiede: dietro quei tanti zeri quante lacrime sono state versate? Quanta gente ha subito in silenzio? Su quante sofferenze è stato accumulato quel tesoro? E quanta gente ancora non ha detto tutto di quella violenza subita?
Ma ci chiediamo anche: quanti altri tesori nascosti ci sono in Basilicata? Quanti, anche insospettabili, hanno costruito la propria fortuna sulla vita usurata di tanta gente? E quanti, i cui nomi invece conosciamo benissimo, sono convinti di continuare a girare con le loro Ferrari impunemente solo perché le proprie ricchezze macchiate di sangue le hanno intestate ad altri?
L'ennesimo sequestro al tesoro sporco di Sciarra tolga il sonno ai signori dell'usura, turbi la tranquillità agli insospettabili e apra gli occhi a chi è rimasto ancorato all'immagine folkloristica dello strozzino di paese.
Intervento di Marcello Cozzi coordinatore della regionale Basilicata in merito all'operazione antiusura condotta questa mattina dalla Polizia di Potenza.
tratto da www.libera.it
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Giovane lucano «Sono papà, ma non mi è permesso» |
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Scritto da GIOVANNI RIVELLI
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Martedì 02 Febbraio 2010 14:29 |
tratto da: La Gazzetta del Mezzogiorno
Storie di paternità negata. Storia di un ragazzo e una ragazza che, fidanzati da tempo, si trovano ad avere un figlio. Storia di lui che perde improvvisamente il padre, che quel matrimonio non lo vuole affrontare in tempi brevi. Storia di lei che, con la sua famiglia, decide di non far riconoscere il bambino che verrà al padre «senza il matrimonio», di non farglielo vedere. È una storia senza nomi (per tutelare il bimbo) quel dramma che si vive in un paese della Basilicata nord, al confine con la Puglia.
«Voglio vedere mio figlio - dice Claudio - sapere che c’è è l’unica gioia della mia vita da quando ho perso mio padre. Ma la mamma non vuole». Claudio è un operaio precario del polo dell’auto di Melfi. Ma coi non molti soldi che guadagna ha messo a posto la casa dei genitori e ha chiesto alla sua fidanzata di andare a vivere insieme. «Non mi sentivo di sposarmi subito dopo la morte di mio padre, potevamo dare comunque una famiglia a nostro figlio, ho accettato di fare subito le pubblicazioni, e le abbiamo fatte, ma per sposarci più in là. Lei non ha voluto. Con la sua famiglia ha deciso che o ci sposavamo subito o quel figlio non lo avrei nemmeno visto».
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Ultimo aggiornamento Martedì 02 Febbraio 2010 14:34 |
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